Investimenti Sostenibili 4.0: quali imprese possono partecipare al bando 2026

Un nuovo macchinario, un impianto più efficiente o un software capace di migliorare la produzione possono sembrare perfettamente in linea con il bando. Ma prima di richiedere preventivi e organizzare il progetto bisogna rispondere a una domanda più importante: la tua impresa può davvero partecipare?

Non tutte le PMI del Mezzogiorno sono automaticamente ammesse. I requisiti Investimenti Sostenibili 4.0 riguardano la dimensione aziendale, la localizzazione dell’unità produttiva, il regime contabile, i bilanci disponibili, la regolarità dell’impresa e il settore nel quale sarà realizzato l’investimento.

Controllare questi elementi prima di lavorare sul progetto consente di evitare spese, preventivi e documenti preparati per una misura alla quale l’impresa non può accedere.

Quali sono i requisiti per accedere a Investimenti Sostenibili 4.0?

Possono accedere al bando 2026 le micro, piccole e medie imprese che:

  • sono regolarmente costituite, iscritte e attive nel Registro delle imprese;
  • adottano la contabilità ordinaria;
  • dispongono di almeno due bilanci approvati e depositati;
  • realizzano l’investimento in una delle sette regioni ammesse;
  • svolgono un’attività manifatturiera o uno dei servizi alle imprese previsti dal decreto;
  • rispettano gli obblighi contributivi, normativi e assicurativi;
  • non si trovano in una delle condizioni di esclusione previste dalla misura.

Per le imprese individuali e le società di persone, al posto dei due bilanci depositati, sono richieste almeno due dichiarazioni dei redditi.

Come si stabilisce se un’impresa è una PMI?

Investimenti Sostenibili 4.0 è riservato alle micro, piccole e medie imprese. La categoria viene determinata sulla base del numero di dipendenti e dei valori di fatturato o di bilancio.

Categoria      DipendentiFatturato annuo o totale di bilancio
  Microimpresa        Meno di 10                                                          Non superiore a 2 milioni di euro
  Piccola impresa       Meno di 50                                                        Non superiore a 10 milioni di euro
 Media impresa     Meno di 250                                                     Fatturato non superiore a 50 milioni
                                         oppure bilancio non superiore a 43 milioni                                                    

La verifica non deve sempre fermarsi ai dati della singola società. Se l’impresa è associata o collegata ad altre aziende, può essere necessario considerare anche i dipendenti e i valori economici delle altre società.

Un’azienda che, osservata singolarmente, sembra rientrare nei limiti potrebbe quindi risultare una grande impresa dopo aver analizzato i rapporti societari. Tra i requisiti per accedere a Investimenti Sostenibili 4.0 questo è uno dei più importanti. 

Dove deve trovarsi l’unità produttiva?

Il programma di investimento deve essere realizzato presso un’unità produttiva situata in una delle sette regioni ammesse:

  • Molise;
  • Basilicata;
  • Calabria;
  • Campania;
  • Puglia;
  • Sicilia;
  • Sardegna.

A contare non è soltanto la sede legale indicata nella visura camerale. Bisogna verificare dove saranno installati e utilizzati i macchinari, gli impianti e i software compresi nel programma.

La normativa definisce l’unità produttiva come una struttura dotata di autonomia tecnica, organizzativa, gestionale e funzionale. Può essere articolata anche su più sedi o impianti fisicamente separati, purché siano funzionalmente collegati.

In linea generale, l’unità produttiva deve essere nella disponibilità dell’impresa al momento della presentazione della domanda. Sono previste alcune eccezioni, tra cui i programmi destinati alla creazione di una nuova unità produttiva. In questi casi la disponibilità deve essere dimostrata entro la prima richiesta di erogazione.

Sono necessari almeno due bilanci depositati?

Sì. Tra i principali requisiti Investimenti Sostenibili 4.0 rientra la disponibilità di almeno due bilanci approvati e depositati presso il Registro delle imprese.

Per le imprese individuali e le società di persone sono invece richieste almeno due dichiarazioni dei redditi.

Il requisito esclude generalmente le imprese appena costituite. Non è sufficiente che l’attività sia stata avviata da due anni: alla data di presentazione della domanda devono essere disponibili i documenti contabili richiesti dal bando.

I dati degli ultimi due esercizi vengono utilizzati anche per valutare la struttura economica e finanziaria dell’impresa. L’istruttoria analizza indicatori come:

  • copertura delle immobilizzazioni;
  • capacità di sostenere gli oneri finanziari;
  • indipendenza finanziaria;
  • incidenza della gestione caratteristica sul fatturato;
  • sostenibilità economica dell’investimento.

Possedere due bilanci, quindi, permette di superare il primo controllo formale, ma non garantisce automaticamente una valutazione positiva.

La contabilità ordinaria è obbligatoria?

Sì. Alla data di presentazione della domanda l’impresa deve trovarsi in regime di contabilità ordinaria.

Le aziende in contabilità semplificata non possono partecipare mantenendo tale regime. Un eventuale passaggio alla contabilità ordinaria deve essere valutato con attenzione, considerando la data della domanda e la disponibilità delle informazioni contabili richieste.

Il possesso della partita IVA e l’iscrizione al Registro delle imprese, da soli, non sono sufficienti.

Quali condizioni di regolarità deve rispettare l’impresa?

L’impresa deve essere attiva e nel pieno esercizio dei propri diritti. Non deve trovarsi in liquidazione volontaria né essere sottoposta a procedure concorsuali con finalità liquidatorie.

Deve inoltre risultare in regola con:

  • gli obblighi previdenziali e contributivi;
  • la normativa edilizia e urbanistica;
  • la normativa sul lavoro;
  • la prevenzione degli infortuni;
  • la tutela dell’ambiente;
  • la normativa antimafia;
  • gli obblighi relativi all’assicurazione contro calamità naturali ed eventi catastrofali, quando applicabili.

L’irregolarità del DURC può impedire l’accesso alle agevolazioni. Anche la mancata stipula della polizza catastrofale, quando obbligatoria, rientra tra le cause di esclusione previste per il bando 2026.

L’impresa deve inoltre avere restituito eventuali somme dovute a seguito della revoca di precedenti agevolazioni concesse dal Ministero.

Quali attività economiche sono ammesse?

Il bando ammette due grandi categorie di attività:

  1. le attività manifatturiere appartenenti alla sezione C della classificazione ATECO 2025;
  2. i servizi alle imprese indicati nell’Allegato 4 del decreto ministeriale.

Tra i servizi ammessi figurano, con le limitazioni eventualmente previste per i singoli codici:

  • trattamento delle acque reflue industriali;
  • raccolta e recupero dei rifiuti industriali e commerciali;
  • magazzinaggio e supporto ai trasporti;
  • catering su base contrattuale;
  • edizione di software;
  • telecomunicazioni;
  • programmazione e consulenza informatica;
  • elaborazione dati e hosting;
  • consulenza gestionale;
  • architettura, ingegneria e collaudi;
  • ricerca scientifica e sviluppo;
  • pubblicità e ricerche di mercato;
  • call center;
  • imballaggio;
  • riparazione di computer;
  • lavanderie industriali.

Non basta quindi svolgere genericamente un’attività di servizi. È necessario verificare che il codice ATECO 2025 al quale è destinato l’investimento sia presente nell’elenco ufficiale.

Quali sono i principali settori esclusi?

Non tutte le attività manifatturiere possono partecipare. La normativa esclude o limita i programmi che rientrano nei settori non finanziabili secondo le disposizioni europee sugli aiuti regionali e sul Fondo europeo di sviluppo regionale.

Tra i principali ambiti esclusi rientrano:

  • costruzione o smantellamento di centrali nucleari;
  • produzione, trasformazione e commercializzazione del tabacco;
  • alcune attività caratterizzate da elevate emissioni;
  • determinati investimenti nelle infrastrutture aeroportuali;
  • ampliamento delle discariche;
  • aumento della capacità degli impianti destinati al trattamento dei rifiuti residui, salvo le eccezioni previste;
  • progetti non compatibili con il principio DNSH.

Non sono normalmente ammessi neppure gli interventi di efficientamento energetico realizzati esclusivamente per adeguarsi a un obbligo normativo o a una prescrizione amministrativa. Possono essere valutati soltanto quando producono un risparmio energetico aggiuntivo rispetto ai livelli obbligatori, secondo le condizioni stabilite dal decreto.

Non basta possedere i requisiti aziendali

Superare il controllo sull’impresa è soltanto il primo passaggio. Anche il programma di investimento deve rispettare precise condizioni.

Il progetto deve:

  • avere un contenuto tecnologico elevato e coerente con il Piano Transizione 4.0;
  • destinare alle tecnologie abilitanti 4.0 una quota prevalente delle spese;
  • ampliare la capacità produttiva, diversificare la produzione, modificare radicalmente il processo produttivo oppure creare una nuova unità;
  • prevedere spese ammissibili comprese tra 750.000 e 5 milioni di euro;
  • non superare il 70% del fatturato dell’ultimo bilancio depositato o dell’ultima dichiarazione dei redditi;
  • essere avviato dopo la presentazione della domanda.

Un’impresa può quindi rispettare tutti i requisiti soggettivi e avere, allo stesso tempo, un progetto non ammissibile per importo, finalità o contenuto tecnologico.

Checklist prima di preparare la domanda

Prima di richiedere preventivi e predisporre il piano di investimento, controlla se l’impresa:

  • rientra nella definizione europea di PMI;
  • è regolarmente iscritta e attiva;
  • adotta la contabilità ordinaria;
  • dispone di almeno due bilanci o due dichiarazioni dei redditi;
  • ha un’unità produttiva in una delle sette regioni ammesse;
  • svolge un’attività identificata da un codice ATECO finanziabile;
  • possiede un DURC regolare;
  • rispetta gli obblighi normativi e assicurativi;
  • non ha già avviato il programma;
  • può sostenere un investimento di almeno 750.000 euro;
  • prevede una presenza prevalente di tecnologie 4.0.

Questa prima verifica non sostituisce l’analisi del progetto, ma permette di capire se esistono le condizioni per procedere.

Hai un investimento in programma? Rispondi a poche domande e richiedi una prima verifica dei requisiti aziendali per Investimenti Sostenibili 4.0.

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